From: Subject: Giuliana Carugati - Mistica, Ermeneutica, Dante - MLN 117:1 Date: Mon, 3 May 2004 20:38:33 -0700 MIME-Version: 1.0 Content-Type: multipart/related; boundary="----=_NextPart_000_010A_01C4314E.9A579E20"; type="text/html" X-MimeOLE: Produced By Microsoft MimeOLE V6.00.2800.1409 This is a multi-part message in MIME format. ------=_NextPart_000_010A_01C4314E.9A579E20 Content-Type: text/html; charset="Windows-1252" Content-Transfer-Encoding: quoted-printable Content-Location: http://0-muse.jhu.edu.opac.sfsu.edu/journals/mln/v117/117.1carugati.html Giuliana Carugati - Mistica, Ermeneutica, Dante - MLN = 117:1

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MLN 117.1 = (2002) 1-16=20
 
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Mistica, Ermeneutica, Dante

Giuliana Carugati


ch=E9 nullo effetto mai = razionabile
per lo=20 piacer uman che rinnovella
seguendo il cielo, sempre fu = durabile

Riparliamo di "mistica". Le virgolette sono importanti, stanno = a=20 segnalare e a invocare uno stato di allerta costante: il termine = =E8 infatti=20 usurato e pu=F2 essere (=E8 stato, ampiamente) male inteso, = soprattutto se=20 riferito alla Commedia. Parliamo anche di pensiero europeo=20 contemporaneo, che per sveltire il discorso ricapitoler=F2 come=20 "ermeneutica", pur consapevole che il termine non pu=F2 applicarsi = indiscriminatamente a tutti i pensatori, diciamo cos=EC, = post-heideggeriani.=20 C'=E8 una relazione tra "mistica" ed ermeneutica oppure, in quanto = appartenenti a due universi culturali non omogenei, i due termini, = nonch=E9=20 le due pratiche, sono del tutto estranei l'uno all'altro? =C8 = ingiustificato=20 e illegittimo il tentativo di leggere l'una alla luce dell'altra?=20 Soprattutto: =E8 ingiustificato e illegittimo leggere Dante alla = luce di una=20 "mistica" ermeneuticamente esaminata? Le brevi riflessioni che = seguono=20 vorrebbero rispondere a queste domande.=20

Prima di tutto: che cosa vuol dire "leggere"? Nessun testo, men = che=20 meno il testo che attraversa ed =E8 attraversato da una = straordinaria=20 quantit=E0 di letture, pu=F2 essere compreso e trasmesso al di = fuori=20 dell'orizzonte storico-teorico del lettore interprete. = L'identit=E0=20 dell'oggetto-testo si costituisce non accidentalmente, bens=EC=20 essenzialmente, nell'apparire che l'interprete gli conferisce, e = che di=20 questi reca, per cos=EC dire, i connotati epocali, le stigmate = storiche. Il=20 "senso vero" del testo non giunge mai alla chiusura: esso =E8 un = processo=20 infinito che dura quanto dura la storia del testo e delle sue = letture. Il=20 lettore ha due doveri fondamentali: aprirsi al testo e al suo = mondo, e=20 riconoscere [End Page 1] il proprio orizzonte. Sapere "in = quale=20 attimo della storia occulta dell'Occidente noi stiamo" 1 =E8 tanto importante quanto decifrare non = solo il=20 testo ma l'orizzonte storico in cui il testo si forma. E decifrare = questo=20 orizzonte significa necessariamente rapportarlo al proprio, = "tradurlo" nei=20 propri parametri di comprensione del mondo, inserirlo in un = proprio=20 progetto ermeneutico 2 , senza di che non si d=E0 n=E9 = comprensione, n=E9, tanto=20 meno, trasmissione del testo. "L'interesse per il mondo di un = libro",=20 scrive Ezio Raimondi, "non cancella nel lettore l'interesse per il = mondo,=20 anzi =E8 proprio questa tensione a creare il confronto, l'arte = difficile del=20 leggere" 3 . Quanto questo sia vero lo dimostra tutta = la storia=20 della critica dantesca. I lettori della Commedia non hanno = mai=20 fatto altro che rapportare a s=E9-stessi-nel-mondo quel testo che, = come=20 tutti i testi, non =E8 mai che "uno spartito multiplo in sequenze=20 discontinue, legate alla funzione variabile della storicit=E0 come = momenti=20 di un disordine che reiterandosi diviene ordine, gioco aleatorio = di=20 coincidenze e contrasti" 4 . Da Guido da Pisa a Croce, la = Commedia si =E8=20 data come spazio di confronto tra le concezioni pi=F9 diverse, = dentro e=20 fuori della sfera istituzionale cristiana che per prima accoglie = il poema.=20 Il progetto del lettore non =E8 un elemento avventizio e = prescindibile: esso=20 fa vivere il testo, un po' come l'esecutore strumentale fa cantare = la=20 musica dello spartito. Una lettura forte corrisponde a un progetto = forte,=20 e la forza di un progetto risiede nella sua capacit=E0 di = misurarsi con le=20 istanze del proprio momento storico. Nella fattispecie: =E8 utile, = cio=E8=20 responsabile e leggibile, una interpretazione di Dante che ignori, = o=20 respinga senza appello, le forme del pensiero moderno e = contemporaneo?=20 Possiamo, o addirittura dobbiamo, leggendo Dante, ignorare Hegel e = Nietzsche e Heidegger? Dobbiamo tracciare intorno al libro aperto = della=20 Commedia un cerchio che escluda, dico un po' a caso, = Gadamer,=20 Ricoeur, Habermas, L=E9vinas, fino al vituperato, mal compreso e = peggio=20 imitato Derrida? Diremo forse che il pensiero della = modernit=E0--una=20 modernit=E0 che poi, se non la si vuole addirittura inaugurare con = Cartesio,=20 abbraccia senza soluzioni di continuit=E0 i due secoli interi che = stanno=20 alle nostre spalle--=E8 totalmente altro, totalmente estraneo al = pensiero=20 antico e medievale? La nostra condizione [End Page 2] = sarebbe=20 davvero tragica, poich=E9, avendo dimenticato tutto, saremmo = ridotti, di=20 fronte ai testi della nostra tradizione, a muti spettatori, e la=20 Commedia potrebbe essere solo guardata--ma fino a = quando?--come si=20 guardano i bisonti dipinti o incisi sulle pareti delle grotte=20 preistoriche, in confusa e inarticolata ammirazione. Pu=F2 darsi = che questo=20 momento non sia cos=EC lontano: ma sarebbe assurdo affrettarlo = tuffandoci=20 senza ritorno nel gran mare degli scolasticismi medievali, come se = non=20 esistessero "altri mondi" danteschi in grado di aprirci a letture = diverse,=20 magari pi=F9 stimolanti e pi=F9 rispondenti alla nostra = sensibilit=E0.=20

Qualcuno obietter=E0 che la cultura moderna non =E8 fatta solo = di=20 ermeneutica: esistono infatti, per quanto marginalmente, correnti = di=20 neotomismo attivo, ed esiste un dogma cattolico vivente. A questa=20 filosofia e a questa teologia, fatta approssimativamente = coincidere con la=20 teologia poetica della Commedia, il lettore moderno = dovrebbe=20 attenersi, pena l'essere accusato di "sradicamento teologico" = 5 . Ora, il tomismo, e la sua sineddoche = istituzionale=20 che =E8 il dogma cattolico, =E8 un pensiero che parte dal = presupposto=20 essenziale della fede. E la fede non =E8, non pu=F2 essere = acriticamente usata=20 come un accesso privilegiato al mondo e alla sua verit=E0, = poich=E9 essa, per=20 definizione, =E8 in primo luogo fede di s=E9 stessa: la fede, = prima di credere=20 alcunch=E9, va innanzi tutto creduta. "La fede, in quanto = atteggiamento del=20 credere, =E8 essa stessa oggetto del credere, cio=E8 appartiene a = sua volta al=20 creduto" 6 . Dico che i contenuti della fede non = possono essere=20 usati tali e quali dal pensiero, non che della fede di uno = scrittore non=20 si debba tener conto. Anzi, non si pu=F2 neppure entrare = nell'orizzonte=20 tomistico senza ipso facto entrare in un universo di = pensiero di=20 cui la fede =E8 fondamento: il discorso filosofico e teologico che = Dante in=20 parte condivide =E8 anche, senza alcun dubbio, un discorso = all'interno della=20 fede, e di questo fatto il lettore, antico o moderno, credente o = non=20 credente che sia, deve tenere conto. Ecco perch=E9, sia detto = en=20 passant, quella di Singleton =E8 solo una lettura = pseudo-teologica, in=20 quanto, limitandosi a sovrapporre al testo dantesco un tomismo = inteso come=20 schema intellettuale autosufficiente, esclude la dimensione = religiosa=20 della Commedia, costretta entro gli schemi angusti della = finzione=20 letteraria. Oggi direi che =E8 necessaria soprattutto una = rilettura [End=20 Page 3] teologica critica, condotta contemporaneamente sul = fronte del=20 testo e su quello dell'interpretazione: il lettore-interprete = dovrebbe=20 impegnarsi in un "aggiustamento" critico nei confronti del = pensiero=20 contemporaneo, mentre il testo dovrebbe essere aperto a = un'intertestualit=E0=20 ancora pi=F9 vasta, capace di comprendere le influenze, gli echi, = le=20 suggestioni di una tradizione in parte altra e pi=F9 antica del = tomismo.=20

Ma riprendiamo il discorso sulla fede, che definiremo come una = risposta=20 possibile alla ineludibile domanda sulla propria finitezza di = mortale,=20 risposta che, in quanto appunto risposta di fede, viene formulata=20 nell'ambito istituzionale di una religione. Il rapporto tra fede e = istituzione, e quello tra fede, istituzione e orizzonte storico, = muta con=20 il mutare del mondo, =E8 sempre storicamente connotato. La fede = dell'uomo=20 che accetta l'intervento cosiddetto soprannaturale fin nei = fenomeni=20 atmosferici, ad esempio, avr=E0 caratteristiche molto simili alla = magia;=20 quella di chi vive in una societ=E0 di tipo teocratico si = avviciner=E0 al=20 semplice conformismo, quando addirittura non vi si confonder=E0=20 completamente. Oso dire che proprio chi vive la propria fede pi=F9 = intensamente =E8 colui che la pensa, ovvero la critica, con = maggiore=20 impegno. E chi critica la fede =E8 propriamente il "mistico", = consapevole di=20 essere "tra pochi", colui che ineludibilmente diventa protagonista = di un=20 corpo a corpo con le parole che dicono "Dio". La "sacra scrittura" = stessa,=20 nella critica del mistico, si trova ad essere non dico messa in = questione=20 (ch=E9 quello che =E8 scritto =E8 scritto, il libro, qualsiasi = libro, dura, fin=20 che =E8 letto, per sempre), ma letta nello spirito, interrogata,=20 ermeneutizzata senza fine. Da parte del "mistico", nessun = arrendersi a=20 priori al "feticismo della rivelazione in quanto parola scritta e=20 tramandata, imposta all'interno come all'esterno in quanto parola = di=20 verit=E0 con la forza dell'autorit=E0" 7 . Resta tuttavia, si dir=E0, che, pure = purificata da=20 ogni magia e da ogni conformismo, la fede del cristiano, nel suo = nucleo=20 costitutivo, =E8 pur sempre fede in una positivit=E0 salvante, in = una pienezza=20 di presenza che il pensiero contemporaneo non riconosce pi=F9. =C8 = qui dove =E8=20 importante cercar di capire dove esattamente si colloca il = "mistico", dico=20 il mistico tradizionale, quello, per intenderci, che fa "voce" nei = dizionari di spiritualit=E0: questo personaggio =E8 precisamente = colui, o=20 colei, che, recitando sull'unico palcoscenico che in quel momento = storico,=20 =E8 in grado di conferirgli una identit=E0 sociale, cio=E8 quello = della=20 religione, pu=F2 [End Page 4] proprio per questo = permettersi di=20 ripensare a fondo quelli che ne sono i fondamenti. O nichil=20 incognitum, dice Angela da Foligno sul letto di morte, o = cos=EC scrive=20 chi afferma di essere stato presente 8 . =C8 questo un abbandonarsi fiducioso = nelle braccia=20 di un Dio personale, padre, padrone e amante, capace di garantire = una=20 seconda vita, del tutto simile, salvo il dolore e l'oscurit=E0, = alla prima=20 che sta per finire, o =E8 un grido, non disperato, ma tragico, = prima di=20 sprofondare nel silenzio della materia e di "Dio"? Ragioni di=20 sopravvivenza istituzionale spingerebbero verso la prima ipotesi, = ma una=20 lettura spassionata sarebbe costretta ad ammettere la = possibilit=E0 che il=20 dio di Angela davvero sprofondi nella verit=E0 del nulla.=20

Questa =E8 la "cosa mistica", o come forse sarebbe meglio dire, = l'"effetto mistico". Parlare di "effetto" dovrebbe rendere = impossibile la=20 tradizionale evocazione di stati psicologici paranormali, = trasporti=20 visionari, invasamenti, deliqui e stigmate e miracoli; la = tradizione=20 cattolica stessa conferma che con tutto ci=F2 il mistico ha poco a = che fare,=20 anche quando, con mossa impropria per quanto istituzionalmente = necessaria,=20 essa inaugura un territorio in cui la "mistica" viene presentata = come=20 fenomeno e oggetto di studio in s=E9. E neppure ha a che fare con = cammini di=20 perfezione sistemati a gradini e a scale e a tappe, misurabili a = partire=20 da stati psichici debitamente catalogati e prescritti. Non occorre = insistere su questo, ma bisogna chiarire che chi continua a = definire, o a=20 intendere implicitamente, l'"esperienza mistica" come "quella=20 peculiarissima esperienza interiore, in cui si realizza un = incontro, un=20 contatto, un'immediata presenza, un'essenziale unione tra = l'infinit=E0=20 divina e l'intimit=E0 dello spirito, dell'anima" 9 si situa proprio su quel terreno magico la = cui=20 stabilit=E0 lo scrittore "mistico", con la sua rigorosa critica, = mira a=20 compromettere. Dire "effetto mistico" significa risituare il = fenomeno=20 sull'unico terreno che lo spiega, che =E8 il terreno della lingua, = quando=20 sia chiaro che ci=F2 non significa affatto ridurre, reificare, = banalizzare,=20 desacralizzare: dire "effetto di lingua" =E8 dire effetto di = pensiero e di=20 mondo, effetto di pensiero nel mondo. Il "mistico" sa che essere = fuori=20 della lingua =E8 impossibile quanto impossibile =E8 essere fuori = del mondo.=20 Pensare, e cio=E8 dire, il meta-fisico =E8 tanto impossibile = quanto pensare, e=20 dire, il meta-logico. Exeas de istis verbis, si potes, = "esci da=20 queste parole, se puoi" si fa dire Angela da Foligno dallo = "Spirito=20 Santo", e a questo invito la [End Page 5] nostra analfabeta = risponde cos=EC: et incepi respicere per vineas ut exirem de = illo,=20 scilicet de illa locutione, "e cominciai a guardarmi attorno = per le=20 vigne per uscire da lui, cio=E8 da quel parlare" 10 . La nostra presa sul mondo coincide con = l'impossibilit=E0 di uscire dal pensiero e dalla parola, ed =E8 in = questa=20 impossibilit=E0 che lampeggia l'istante mistico = dell'indicibilit=E0 del tutto,=20 l'accecamento in cui la presenza assoluta si configura = sottraendosi, in=20 quella che, dell'essere, =E8 l'assoluta dilazionabilit=E0. La = scrittura, e qui=20 il credente, il fedele, non si differenzia dal non fedele che = nella sua=20 reiterata dichiarazione di appartenenza all'istituzione = ecclesiastica,=20 reca traccia dell'impossibile salto al di l=E0 di s=E9 stessa, ed = =E8 una=20 traccia negante. Il terreno sul quale si avventura lo scrittore = mistico=20 resta interdetto al dogma, poich=E9 questo, in quanto insieme di = verit=E0 a=20 cui la Chiesa esige che i suoi fedeli aderiscano, =E8 il supporto = ideologico=20 essenziale alla sopravvivenza di una societ=E0 chiusa. Ai pochi = che=20 temerariamente (o forzatamente) "contemplano" la civitas, = pi=F9 che=20 agire in essa, =E8 concesso di esplorare il mistero in cui essere = e nulla si=20 toccano, e dove il solo nominabile =E8 l'uomo nella sua tragica = felice=20 cecit=E0. "Voi altri pochi che drizzaste il collo / per tempo al = pan delli=20 angeli, del quale / vivesi qui ma non sen vien satollo, / metter = potete=20 ben per l'alto sale / vostro navigio, servando mio solco / dinanzi = all'acqua che ritorna equale" (Par. 2, 1-15).=20

Se caratteristica essenziale del "mistico" =E8 il = "meta-logico", =E8 facile=20 vedere come la tradizione filosofica stessa vi sia profondamente = implicata=20 fin dalle sue origini. Platone, mentre cerca di esprimere la = totalit=E0=20 vivente del mondo come epifania del divino, premette che il non = essere=20 "accompagni l'essere come la sua ombra" 11 e addirittura gli conferisce una sorta = di essere:=20 "E allora non si deve dire che noi, mentre dimostriamo il non-ente = come=20 contrario all'ente, osiamo tuttavia dire che esso =E8. Noi, = infatti, gi=E0 da=20 un pezzo abbiamo dato l'addio a un contrario dell'ente, sia che = esso sia,=20 sia che esso non sia, sia che se ne possa dare ragione, sia che = esso sia=20 del tutto irrazionale" 12 . Per Plotino, Dio non =E8 ci=F2 che sta = al di l=E0 di=20 tutto, in un'altra zona metafisica dell'essere, ma ci=F2 che oltre = il tutto=20 "resta da pensare", l'impensabile. "Il nulla =E8 il solo predicato = che=20 convenga all'Uno", e l'Uno =E8 "propriamente 'il nulla' delle cose = di cui =E8=20 [End Page 6] principio", e "si d=E0 a conoscere in una = sorta di=20 estasi intellettuale prima che attraverso il ragionamento = discorsivo"=20 13 . Anche per Proclo il fondamento = dell'essere =E8=20 l'Uno stesso che d=E0 luogo alla molteplicit=E0, "=E8 il = nulla di tutto=20 ci=F2 che esso stesso fonda e fa permanere, di volta in volta, nel = proprio=20 specifico essere" 14 . L'Uno non =E8 nominabile con nessun = predicato,=20 neppure con il pi=F9 universale, quello di "essere": il linguaggio = che =E8=20 sempre legato alla differenza non pu=F2 dire "ci=F2" che =E8 = "prima", cio=E8 al di=20 qua della predicabilit=E0. Quindi "figura", ombra, traccia = dell'Uno =E8 il=20 silenzio, "esperienza" dell'Uno al di l=E0, al di sopra, di ogni=20 discorsivit=E0.=20

Sulla filosofia di Proclo si innesta, come sappiamo, la fede = dello=20 Pseudo Dionigi che, per cos=EC dire, riempie il vuoto dell'Uno = procliano con=20 la positivit=E0 dello Jahv=E8 biblico, riducendo in un certo senso = l'uno a=20 quel predicato di Dio ("Dio =E8 uno") su cui la teologia = costruir=E0 il suo=20 edificio. Reciprocamente, per=F2, il Dio biblico, di cui peraltro = il nome=20 era gi=E0 impronunciabile, si sottrae in nulla. "La carica di = 'differenza'=20 immanente all'Uno sovra-essente ed 'esistente' oltre il pensiero, = resta=20 percepibile anche nell'Uno di Dionigi (pensato come essere, = pensiero,=20 saggezza, logos e trinit=E0)" 15 . La scrittura di Dionigi ci appare=20 straordinariamente moderna: "la causa di tutte le cose e che sta = al di=20 sopra di tutte le cose non =E8 n=E9 senza sostanza n=E9 senza vita = n=E9 senza=20 ragione n=E9 senza intelligenza; tuttavia, non =E8 n=E9 un corpo = n=E9 una figura=20 n=E9 una forma, e non ha quantit=E0 o qualit=E0 o peso; non =E8 in = un luogo [...].=20 Quindi, continuando a salire, diciamo che non =E8 anima, n=E9 = intelligenza;=20 non possiede immaginazione od opinione o ragione o pensiero; non = =E8 n=E9=20 parola n=E9 pensiero, non si pu=F2 esprimere n=E9 pensare; non =E8 = numero, n=E9=20 ordine n=E9 grandezza n=E9 piccolezza n=E9 uguaglianza n=E9 = disuguaglianza n=E9=20 similitudine n=E9 dissimilitudine; non sta ferma, n=E9 si muove = n=E9 riposa; non=20 ha potenza e non =E8 potenza; non =E8 luce; non vive, n=E9 =E8 = vita; non =E8=20 sostanza, n=E9 eternit=E0, n=E9 tempo; non =E8 oggetto di contatto = intellettuale,=20 non =E8 scienza, n=E9 regalit=E0 n=E9 sapienza, non =E8 n=E9 Uno, = n=E9 unit=E0, n=E9=20 divinit=E0, n=E9 bont=E0; non =E8 spirito come lo possiamo = intendere noi, n=E9=20 filiazione n=E9 paternit=E0; non =E8 nulla di ci=F2 che noi o = qualche altro degli=20 esseri conosce, e non =E8 nessuna delle cose che non sono e delle = cose che=20 sono; n=E9 gli esseri la conoscono secondo ci=F2 che ella =E8, = n=E9 ella [End=20 Page 7] conosce gli enti nel modo in cui essi esistono, di lei = non c'=E8=20 parola, o nome, o conoscenza; non =E8 tenebra e non =E8 luce, n=E9 = errore n=E9=20 verit=E0, e nemmeno esiste di lei in senso assoluto affermazione o = negazione" 16 . Una lingua che voglia dire tutto = l'essere non=20 pu=F2 che lasciar trasparire l'innominabile attraverso una lunga, = accanita,=20 scintillante "cancellazione" di s=E9 stessa. All'opposto del = silenzio, che,=20 perennemente in agguato, viene sconfitto temporaneamente, cio=E8 = nel tempo=20 del mondo.=20

Nemmeno il Dio del cristianissimo, nonch=E9 "affettivamente" = connotato,=20 Bonaventura si sottrae a un tipo di discorso vertiginosamente=20 annichilente. Esso infatti =E8 insieme il perfectissimum, = cio=E8 il pi=F9=20 finito degli enti, e l'immensum, cio=E8 il non misurabile = in quanto=20 non finito. Nulla si pu=F2 affermare che non sia subito negato: = intra=20 omnia, non inclusum, extra omnia, non exclusum, supra omnia, non = elatum,=20 infra omnia, non prostratum 17 . Esso =E8 il nulla che si apre tra le = parole, il=20 nulla su cui le parole temporaneamente, infinitamente, si ergono, = e in cui=20 infinitamente ricadono. L'intrare in caligine divina =E8=20 letteralmente l'annebbiamento che sopravviene quando il=20 pensiero-parola-scrittura sale sopra se stesso per cogliersi in = una=20 irraggiungibile totalit=E0, e che solo con la morte =E8 perfetto e = definitivo=20 18 . Un Bonaventura dunque non cos=EC = diverso n=E9 da=20 Dionigi n=E9 da Eckhart. Eckhart ha letto molti tra gli autori di = Dante, da=20 Cicerone a Sant'Agostino, da Boezio a Macrobio (e Calcidio), da = Proclo,=20 mediato dal De Causis, allo Pseudo Dionigi. Anche per = Eckhart, come=20 per Plotino e Proclo, si tratta di esprimere non gi=E0 l'"essenza" = di Dio,=20 ovvero la immediata e presente intelligibilit=E0 dell'essere, ma = piuttosto=20 di sottoporre a critica il concetto di Dio: "prego Dio che mi = liberi da=20 Dio, perch=E9 il mio essere essenziale =E8 al di sopra di Dio, in = quanto noi=20 concepiamo Dio come inizio delle creature. In quell'essere di Dio, = per=F2,=20 in cui egli =E8 al di sopra di ogni essere e di ogni differenza, = l=E0 ero io=20 stesso, volevo me stesso e conoscevo me stesso, per creare questo = uomo che=20 io sono. . . . [End Page 8] se io non fossi, neanche Dio = sarebbe:=20 io sono causa originaria dell'esser Dio da parte di Dio; se io non = fossi,=20 Dio non sarebbe Dio" 19 . Eckhart va oltre la semplice negazione = di=20 attributi, oltre le accumulazioni ossimoriche che de-logicizzano = il=20 discorso, se =E8 vero che "la negazione di predicazioni attribuite = a Dio=20 dice pur sempre ancora 'qualcosa' che egli non =E8; perci=F2 anche = il pensarlo=20 per negationem come un 'qualcosa' 'deve scomparire'! Esso, = infatti,=20 in quanto =E8 l'Uno, non =E8 qualcosa, ma piuttosto, = in virt=F9=20 di s=E9, la negazione o l'esclusione di ogni qualcosa, di = ciascun ente=20 specifico e, determinatamente e determinantemente, negativo" = 20 . E il Dio-nulla di Eckhart si d=E0 in = parola: "Si=20 dice in Giov. 1: 'In principio era il verbo, e il verbo era presso = dio e=20 dio era il verbo'. L'evangelista non dice: 'in principio era = l'ente e dio=20 era l'ente'" 21 .=20

Non =E8 difficile osservare quanto questi esempi di linguaggio=20 canonicamente "mistico" sembrino anticipare i motivi e = riecheggiare la=20 retorica di molti testi filosofici vicini a noi, che alcuni = tacciano di=20 scetticismo se non di depravazione morale, e che dovrebbero invece = apparire tradizionalmente sapienti 22 . "L'essere--scrive Heidegger--non si = lascia=20 rappresentare e produrre come oggetto. Questo assolutamente altro = rispetto=20 a tutto l'ente =E8 il non-ente. Ma questo niente dispiega la sua = essenza . .=20 . in quanto essere. Se, con una spiegazione semplicistica, = spacciamo il=20 niente per ci=F2 che =E8 mera nientit=E0 e lo equipariamo a ci=F2 = che =E8 privo di=20 essenza, rinunciamo troppo precipitosamente a pensare. Invece di = cedere=20 alla precipitazione di una cos=EC vuota perspicacia e di = abbandonare=20 l'enigmatica plurivocit=E0 del niente, dobbiamo unicamente = prepararci ed=20 essere pronti a esperire nel niente la vastit=E0 di ci=F2 che d=E0 = a ogni ente=20 la garanzia di essere. Ci=F2 [End Page 9] =E8 l'essere = stesso" 23 . E ancora": "L'"essere" non =E8 n=E9 = Dio n=E9 un=20 fondamento del mondo. L'essere =E8 essenzialmente pi=F9 lontano di = ogni ente e=20 nondimeno =E8 pi=F9 vicino all'uomo di qualunque ente, sia questo = una roccia,=20 un animale, un'opera d'arte, una macchina, un angelo o Dio" = 24 . Heidegger ripropone lo stesso = ripensamento del=20 logos che il "mistico" sollecitava. Ripensare al = logos=20 significa svuotare Dio della sua pienezza frutto di un errore di = pensiero:=20 frutto di un errare del pensiero lontano dalla sua alba, = perennemente=20 accecantesi nella sua divina impotenza. "Dio =E8 morto", scrive = Nietzsche, e=20 si grida allo scandalo, mentre l'espressione, certo rischiosa, = come si =E8=20 potuto constatare dagli usi che ne sono stati fatti, dice solo = l'ultimo=20 esito del pensiero di quella trascendente immanenza divina che il=20 cristianesimo cristallizza nella figura dell'incarnazione: morta = =E8 invece=20 soltanto la "concezione cosalistica di un Dio noumeno" 25 , mentre "la morte di Dio =E8 pur sempre = il tema=20 centrale dell'annuncio cristiano . . . ben prima di essere = l'inquietudine=20 e il turbamento di Zarathustra" 26 . L'ermeneutica contemporanea non =E8 in = realt=E0 che=20 il "destino" filosofico ed esistenziale della nostra civilt=E0,=20 irreversibilmente segnata dal pensiero greco-cristiano del = logos. =C8=20 da sempre che il senso dell'essere si dice fra trascendenza e = immanenza,=20 fra, da una parte, garantibilit=E0 assoluta dell'essere e del = linguaggio che=20 vi si adegua e, dall'altra, interminabile inverarsi, senza = garanzie=20 trascendenti, dell'essere nel linguaggio-mondo. Il pensiero = ermeneutico,=20 che non =E8 affatto "scettico" (nel senso che l'aggettivo = comunemente evoca,=20 corrispondente alla scrollata di testa o all'alzata di spalle), = propone, o=20 piuttosto riporta alla luce, una accezione di verit=E0 che non =E8 = mai stata=20 assente dal pensiero: verit=E0 intesa non come conformit=E0 con = una struttura=20 immutabile dell'essere, che verrebbe scoperta mediante lo sforzo = combinato=20 di ragione e "rivelazione", ma piuttosto come apertura al farsi di = un=20 essere che il linguaggio, il logos, anzich=E9 trascendere,=20 interminabilmente configura 27 . "Dell'essere come presenza parla il = tempo",=20 scrive Cacciari 28 : se l'essere, se dio, non si d=E0 a = vedere che=20 "incarnato"; se, per ricorrere alla metafora neotestamentaria, gli = uomini=20 sono "salvi in Cristo" (al di l=E0 della letteralizzazione [End = Page=20 10] che ne pu=F2 deformare il significato), allora la = "verit=E0", che =E8,=20 come non potrebbe non essere, fatta da pensiero-lingua-scrittura, = =E8 la=20 catacresi infinita in cui affiora il senso dell'essere.=20

Sulla quale "postmoderna" affermazione, a patto di guardare = oltre la=20 tradizionale lettura che circoscrive il significato del famoso = passo entro=20 l'ambito di una riflessione linguistica, troviamo concorde perfino = Dante:=20 "ch=E9 nullo effetto mai razionabile / per lo piacer uman che = rinnovella /=20 seguendo il cielo, sempre fu durabile" (Par. 26, 127-129). = Dunque=20 l'"effetto razionabile", ad opera del quale la nostra verit=E0 si=20 costituisce, =E8 mutevole, storicamente determinato. La verit=E0 = assoluta=20 sembra dunque recedere, attendere, incompiuta, l'ora della morte e = del=20 giudizio. Lettura illegittima? Sicuramente, se essa volesse = confrontarsi,=20 in uno scontro logico diretto, con la fede istituzionale di un = Dante che,=20 quando parla da scolastico, sembra condividere le asseverazioni = del=20 Tommaso che scrive essere "necessario che la verit=E0 sulle cose = divine,=20 attraverso la fede, fosse presentata agli uomini con assoluta = certezza", e=20 conveniente che "la divina bont=E0 provvedesse alla nostra salute=20 comandandoci di tenere per fede anche quelle cose che la ragione = pu=F2=20 investigare" 29 .=20

Proviamo invece a considerare il senso globale della scrittura=20 dantesca, senza fermarci al contenuto filosofico-dogmatico (sul = quale=20 peraltro il discorso sembra tutt'altro che chiuso), ma badando = piuttosto=20 alla stravagante novit=E0 della confezione. La Commedia non = si=20 presenta come un trattato di teologia, e quindi la sua verit=E0, = ipso=20 facto, non va cercata in un distillato di concetti inseriti in = una=20 cornice poetica, ma piuttosto nella totalit=E0 del gesto di = scrittura che la=20 porge. Non a caso i richiami pi=F9 forti alla "dottrina" della=20 Commedia, come ho gi=E0 osservato altrove, hanno luogo nei = contesti=20 pi=F9 chiaramente "fittizi", i pi=F9 lontani da una scrittura di = tipo=20 scolastico:=20

O voi ch'avete li 'ntelletti sani, =
mirate=20 la dottrina che s'asconde
sotto 'l velame de li versi strani =

(Inf. 9, = 61-63)=20

Sempre a quel ver ch'ha faccia di = menzogna=20
de' l'uom chiuder le labbra fin ch'el pote,
per=F2 che = sanza colpa=20 fa vergogna

(Inf. 16, 124-126) = [End Page=20 11]

Se non =E8 un trattato di teologia, la Commedia non =E8 = per=F2 neanche=20 un "liber experientiae" o un "liber confessionum": la veridicit=E0 = dell'autore non si appoggia alle vicende autobiografiche di un = uomo che ha=20 scelto la professione di diffusore della fede, ma sceglie una = finzione=20 sicuramente non canonica, per non dire blasfema, nella quale, in = ultima=20 analisi, risulta detta precisamente la "razionabilit=E0", finita e = mutevole=20 e dubitosa, di un solo momento della storia dell'umanit=E0. Il = "letterario"=20 non esclude affatto il "mistico", anzi lo rende possibile: = qualora,=20 beninteso, la scrittura si misuri con gli eschata, si = faccia=20 teologia, discorso sull'essere. Mettere in luce la portata = teologica della=20 scrittura dantesca non significa affatto minimizzarne la = straordinaria=20 efficacia espressiva, fatta di parole e di silenzi: silenzi veri, = non=20 imitazione del linguaggio di qualche mistico accreditato, silenzi = dolorosi=20 e insieme esaltanti, nei quali affiora il senso recedente = dell'essere, che=20 pu=F2 vedere se stesso solo nella caligine di "Dio".=20

La Commedia =E8 un testo che chiamiamo"letterario" = perch=E9 il poema=20 si configura come fictio menzognera, come "favola bella", = prodotto=20 di un'"alta fantasia" dotata di straordinari mezzi espressivi. Chi = sarebbe=20 cos=EC arrogante da mettere in dubbio che la Commedia sia = un'opera=20 pienamente realizzata? Importa invece chiarire che cosa essa = realizzi.=20 Certo, e non potrebbe essere altrimenti, realizza l'intenzione del = poeta,=20 un'intenzione che non pu=F2 essere fatta coincidere con = dichiarazioni=20 programmatiche e con manifesti di poetica, ma deve essere estesa a = un'intenzione in fieri, al dispiegarsi, nel testo, di una = fantasia=20 che dice, di s=E8, ben di pi=F9 di quanto essa sia consapevole, e = che pu=F2=20 essere accolta solo dal lettore, da tutti i lettori, a chiusura = definitiva=20 del libro--ovvero da "Dio". Dante =E8 sicuramente "capace di una=20 rappresentazione pienamente realizzata", ma non semplicemente "di = ci=F2 che=20 vuole essere la materia del suo poema" 30 , bens=EC di un atteggiarsi di pensiero = e di=20 desiderio il cui senso =E8 riposto "in Dio", e a cui il lettore = pu=F2 solo=20 accostarsi asintoticamente. Se questo pu=F2 essere detto di = qualsiasi testo,=20 a maggior ragione lo si pu=F2 affermare della Commedia, = libro=20 teologicamente personale quant'altri mai. La firma che Dante vi = appone, il=20 nome "che di necessit=E0 qui si registra", Purg. 30, 63) = sottolinea=20 che si tratta di un libro al cui autore preme soprattutto di = rappresentare=20 se stesso davanti a Dio, scopertamente, esplicitamente, come = avviene per=20 il mistico. Ora, la novit=E0 di Dante rispetto al "mistico" = canonico =E8 che=20 il se stesso rappresentato viene [End Page 12] fittivamente = sdoppiato: come protagonista del favoloso viaggio e come = scrittore,=20 cristiano e credente, che dice di un s=E8 in cammino verso le = ultime cose.=20 Questo cammino, questa intrapresa, per quanto attratto = dall'argomentazione=20 Dante continui ad essere, non =E8 aristotelicamente argomentativa, = bens=EC=20 platonicamente e neoplatonicamente teologica, e si compie non al = di fuori,=20 ma all'interno e per mezzo della scrittura. La Commedia si=20 configura come un itinerarium mentis et litterarum in Deum. =

Cerchiamo di vedere come arrivi Dante, e a quale dio. Certo, = nella=20 favola del viaggio si dice di una visione di Dio--i famosi tre = cerchi. Ma=20 nella corposit=E0 della scrittura "Dio" coincide precisamente il = non detto,=20 mentre ci=F2 che viene raggiunto, realizzato, costruito, e un = mondo quale il=20 poeta, "al posto di Dio", desidera e costruisce. Essere "al posto = di Dio"=20 non vuole dire essere "senza Dio", nel significato ateistico = moderno: vuol=20 dire essere nella selva oscura del mondo, nel quale "risulta = detto" Dio,=20 nel quale "Dio" riceve il suo nome, mentre l'altro, il Dio = ontoteologico e=20 come coseizzato della fede inesplorata, recede nel "nichil = incognitum",=20 nel non essere che non =E8. E tuttavia, per dire l'essere, nella = cui ombra=20 sta "Dio", occorre chiamare a raccolta tutte le parole del mondo, = come=20 Dante ben sa: "ch=E9 non =E8 impresa da pigliare a gabbo / = discriver fondo a=20 tutto l'universo, / n=E9 da lingua che chiami mamma o babbo" = (Inf.=20 32, 7-9). Dante non si sottrae al proprio compito (mentre continua = a=20 protestarne la sostanziale, la costitutiva, impossibilit=E0--non = gi=E0 la=20 propria "inadeguatezza"), e "rappresenta" il mistero della = giustizia di=20 Dio, ovvero della manifesta ingiustizia del mondo. Nel mondo, che = =E8=20 divino, trionfa peraltro il male, che Dante conosce bene, e per = averlo=20 inflitto e per averlo sofferto. La messa in scena infernale non = =E8, non pu=F2=20 essere, il semplice correlativo "poetico" del trattato di teologia = che=20 rimanda all'aldil=E0, nella speranza, il compimento della = giustizia divina,=20 tragicamente invisibile, tragicamente inoperante. Dante si = impadronisce=20 del problema, e lo risolve nella maniera arbitraria e temeraria = che=20 sappiamo, e cio=E8 situando se stesso alla fine del tempo, al = posto di Dio,=20 e spartendo castigo e retribuzione, salvezza e dannazione: non in=20 astratto, sul filo di un ragionamento di filosofia morale, ma in = un=20 corposissimo concreto, chiamando sulla scena, come tutti sappiamo, = personaggi che sono nella stragrande maggioranza non astrazioni = n=E9=20 personaggi favolosi, ma uomini e donne della storia universale, = rivelando=20 peccati nascosti, come nel caso di Brunetto, o celebrando nascoste = e=20 controverse virt=F9, come nel caso di Sigieri. Diremo che Dante = =E8 del tutto=20 inconsapevole della portata "blasfema" del suo [End Page = 13] gesto?=20 Sarebbe come ipotizzare un Dante non solo empio ma ottuso, un uomo = che si=20 fa "macro" esclusivamente in vista di una gloria letteraria su cui = non si=20 fa illusioni: "la vostra nominanza =E8 color d'erba, / che viene e = va, e=20 quei la discolora / per cui ella esce dalla terra acerba" = (Purg.=20 11, 115-117). Dante non pu=F2 non sapere che, a dispetto delle = migliaia di=20 versi che dedica a "descriverla", la giustizia di Dio =E8 = perfettamente=20 indicibile: e a coglierla, alla fine di tutto, non ci pu=F2 = essere, appunto,=20 che un dio che affonda nella propria luminosa oscurit=E0. Il = poeta, l'uomo,=20 pu=F2 solo scrivere all'interno di essa, contemporaneamente = imputato e=20 giudice, vittima e carnefice. E pu=F2 solo scriverne in quanto = egli =E8 a sua=20 volta scritto e descritto da secoli di "rivelazione", fissato al = suo posto=20 da una storia che lo trascina e lo supera, come supera ogni = "effetto=20 razionabile", da una storia che appunto per questo =E8 divina.=20

E la salvezza? L'itinerarium fittivo termina in Dio, = quello=20 esistenziale dovrebbe avere lo stesso esito. Non torner=F2 sulla=20 constatazione, che mi pare proprio incontrovertibile, che di Dio, = e della=20 visione di Dio, il Paradiso dice proprio ben poco: i tre cerchi = ripetono=20 pari pari la visione neoplatonica dell'essere, n=E9 si pu=F2 dire = che=20 l'immagine sia tra le pi=F9 pittoricamente espressive del = Paradiso. N=E9=20 ripeter=F2 quello che a tutti =E8 evidente, e cio=E8 che il = cosiddetto=20 topos dell'ineffabilit=E0 (che topos non =E8, se con = questo=20 termine si intende l'utilizzo fittivo di una formula gi=E0 = consacrata=20 dall'uso) tende a occupare tutta la scena della scrittura a mano a = mano=20 che essa si avvicina al suo termine. E tuttavia anche = l'itinerarium=20 esistenziale di Dante termina in "Dio", e "materia" della = Commedia=20 resta in primis la salvezza di chi la scrive, non gi=E0 = descrivendo=20 la speranza della propria salvezza futura, ma rappresentandosi = salvo--con=20 gesto, ancora una volta, da una prospettiva istituzionale, = supremamente=20 blasfemo. La salvezza dell'uomo Dante =E8 salvezza nella = scrittura, e la=20 scrittura precipita necessariamente, nel dio sconosciuto e = inconoscibile e=20 in-esistente. O continueremo a dire, leggendo Dante, che tutto =E8 = fittizio,=20 e fittizia la salvezza, e, una volta finito il libro, "si salvi = chi pu=F2"?=20 Oppure, se non tutto =E8 fittizio, continueremo a dire che la=20 Commedia "rappresenta" la conversione da uno stato di = traviamento?=20 Ma quali opere, o quale grazia, giustificherebbero, entro il = racconto, la=20 salvezza alla quale il viaggiatore e il poeta solennemente = affermano di=20 essere arrivati? L'unico segno che di tale grazia, e di tale = opera, si=20 trovi nella fittivit=E0 del poema, =E8 quello della conversione a = Dio tramite=20 Beatrice, conversione che poi, fin dalla Vita Nuova, =E8 = perfettamente=20 sovrapponibile alla "scrittura d'amore", e cio=E8 a una scrittura=20 teologicamente orientata. Dunque [End Page 14] salvezza e = scrittura=20 coincidono, ed =E8 per questo, come, ancora una volta, gi=E0 la = Vita Nuova=20 anticipa, che la scrittura dantesca si produce in un interminabile = affinamento. Ed =E8 questo che esprime la conversione al dio che = sta oltre=20 la parola, al di l=E0 dell'essere e del non essere, signore della = vita e=20 della morte. Della "reale" salvezza finale, quella che solo "Dio"=20 comprende, l'uomo non pu=F2 sapere nulla 31 .=20

Dire questo non equivale affatto ad affermare che Dante non fa = che=20 "tetramente menarla sulla inadeguatezza della propria = rappresentazione"=20 32 . La rappresentazione di Dante (ma=20 rappresentazione =E8 un termine fuorviante in questo contesto), = =E8=20 perfettamente adeguata all'itinerarium della scrittura = attraverso=20 s=E9 stessa, un itinerarium rimarcato dal silenzio che lo = scandisce e=20 che finisce con l'inghiottirlo. Una scrittura che consapevolmente = parta=20 dall'assunto di dire il dio incarnato, l'essere stesso, il mondo = nella sua=20 totalit=E0, non pu=F2 che imbattersi nei propri limiti, cio=E8 in = s=E9 stessa e=20 nella propria non malinconica, non scettica, non rinunciataria, = non=20 disperata, bens=EC divina limitatezza. La Commedia =E8 = anche, e forse=20 soprattutto, nella totalit=E0 del gesto di scrittura che la porge, = una=20 vigorosa riflessione sul rapporto tra linguaggio-scrittura e = verit=E0, o tra=20 pensiero ed essere: ma riflessione in forma di finzione, in = un'opera che=20 poeticamente proclama la superiorit=E0 della poesia pensante su = qualsiasi=20 altra forma di scrittura come accesso alla verit=E0 e come = schiudersi della=20 verit=E0, e che, facendo questo, fa sprofondare la garanzia divina = nel nulla=20 dell'arch=E8 o, piuttosto, fa affiorare il divino nulla = nella=20 interminabile multifariet=E0 del logos. Forse siamo noi a = dover=20 ripensare la nostra storia: l'ego sum veritas giovanneo ha = ancora=20 da dispiegarsi, per noi, nella tragica superficialit=E0 della sua = portata.=20

Tutto questo non significa affatto cedere alle corrotte = avances=20 delle mode correnti, a un "postmodernismo" che tra l'altro, come = spero di=20 aver fatto intendere, =E8 tutt'altro che privo di radici = teologiche;=20 significa piuttosto ricondurlo nell'alveo di quel pensiero = "mistico" che,=20 per quanto non estraneo al pensiero ontoteologico, ne =E8 tuttavia = [End=20 Page 15] la critica interna pi=F9 radicale. Forse =E8 arrivato = il momento,=20 auspicato da Eugenio Garin in un suo ormai lontano saggio 33, in cui si potr=E0 finalmente mettere il = neoplatonismo di Dante, da sempre relegato a qualche dotta nota, = al=20 servizio di una lettura globale dei suoi testi. Spero di aver = almeno=20 seminato il dubbio che non sia n=E9 ingiustificato n=E9 = riprovevole che a=20 questa indispensabile rilettura prestino la loro voce, per cos=EC = dire, i=20 maggiori pensatori del nostro tempo.

 



Emory University=20

Notes

1. Franca D'Agostini, Logica del nichilismo. = Dialettica,=20 differenza, ricorsivit=E0 (Bari: Laterza, 2000) 183.=20

2. Cf. Hans-Georg Gadamer, Wahreit und = Methode.=20 Nella traduzione italiana a cura di G. Vattimo (Verit=E0 e = metodo,=20 Milano: Bompiani, 1983) 348.=20

3. Politica e commedia (Bologna: Il = Mulino, 2000=20 [1972; 1998]) 13.=20

4. Politica e commedia, 12.=20

5. "theologically deracinated criticism". Cos=EC = Steven=20 Botterill, "Dante's Poetics of the Sacred Word", Philosophy and = Literature 20.1 (1996) 161.=20

6. Martin Heidegger, "Fenomenologia e teologia", = in=20 Segnavia. Trad. it. Franco Volpi (Milano: Adelphi, 1987) = 12.=20

7. Mario Ruggenini, "La verit=E0 dell'esistenza, = la=20 filosofia, la fede", Filosofia e teologia (3, 1997) 485.=20

8. Le livre de l'exp=E9rience des vrais = fid=E8les. Texte=20 latin publi=E9 d'apr=E8 le manuscrit d'Assise. A cura di M.-J. = Ferr=E9=20 (Paris: Droz, 1927) 520.=20

9. Aniceto Molinaro, "Pensiero e mistica", = Filosofia e=20 teologia (2, 1997) 235.=20

10. Le livre, cit., 48.=20

11. Cf. Sergio Givone, Storia del nulla = (Bari:=20 Laterza, 1995) 34.=20

12. Sofista, 258e 259a. Traduzione di = Claudio=20 Mazzarelli in Platone. Tutti gli scritti, a cura di = Giovanni reale=20 (Milano: Bompiani, 2000) 301-02.=20

13. Sofista, 44; 47.=20

14. Werner Beierwaltes, Platonismo nel=20 cristianesimo, trad. it. Mauro Falcioni (Milano: Vita e = Pensiero,=20 2000) 60.=20

15. Platonismo nel cristianesimo, 69.=20

16. Dionigi Areopagita. Teologia mistica. = in=20 Tutte le opere. Trad. it. Piero Scazzoso (Milano: Rusconi, = 1981)=20 413-14.=20

17. Itinerarium mentis in Deum, V 8.=20

18. "Del resto, anche un convinto sostenitore, = come=20 Tommaso d'Aquino, della possibilit=E0 della ragione di indagare = intorno al=20 mistero di Dio, sa dire stupendamente, citando Dionigi, che al = culmine pi=F9=20 alto e perfetto della nostra ricerca il suo essere ci rimane del = tutto=20 sconosciuto ('penitus manet ignotum', Summa contra = gentiles, III,=20 XLIX). Dove si tratta tuttavia del riconoscimento di un'infinita=20 trascendenza, che ci offre, pur nella suprema lontananza, la=20 rassicurazione pi=F9 completa" (Mario Ruggenini, Il Dio = assente.La=20 filosofia e l'esperienza del divino. Milano: Bruno Mondadori, = 1997,=20 [123-4]).=20

19. Beati pauperes spiritu, in Sermoni = tedeschi. Trad. it. di Marco Vannini (Milano: Adelphi, 1987) = 136-37.=20

20. Werner Beierwaltes, cit., 132.=20

21. "Quia dicitur Ioh. 1: 'in principio erat = verbum, et=20 verbum erat apud deum, et deus erat verbum'. Non autem dixit = evangelista:=20 'in principio erat ens et deus erat ens'". ("Utrum in Deo sit esse = et=20 intelligere", 4, Die deutschen und lateinischen Werke, 5, = ed.=20 Joseph Koch, Stuttgart: Kohlammer, 1936 [40]).=20

22. Carlo Sini, a questo proposito, scrive: "Se = l'essere=20 senza fondamenti =E8 una pura quesione di fatto, un accidente che = ci =E8=20 capitato, allora sarebbe come dire che ci sono nate delle uova = matte,=20 dalle quali sono venuti fuori uomini matti, come Galileo, Newton, = ecc.=20 sino a Nietzsche - pi=F9 matto di tutti, non c'=E8 dubbio - i = quali ci hanno=20 convinto che la realt=E0 =E8 senza fondamenti, sicch=E9 a noi ha = preso questa=20 mattana e abbiamo buttato tutto per aria, abbiamo sconvolto = l'intero=20 pianeta, creandoci un sacco di problemi, nonch=E9 l'incombenza = morale di=20 vivere senza fondamenti (Idoli della conoscenza, Milano: = Cortina,=20 2000 [54]).=20

23. Martin Heidegger, "Poscritto a 'Che cos'=E8 = metafisica'"=20 in Segnavia, cit., 260.=20

24. Segnavia, 284.=20

25. Mario Ruggenini, op. cit., 17.=20

26. Ruggenini, op. cit., 26=20

27. Cf. Gianni Vattimo, Oltre = l'interpretazione=20 (Bari: Laterza, 1994) 95=20

28. Massimo Cacciari e Massimo Don=E0, Arte = tragedia=20 tecnica (Milano: Cortina, 2000) 39.=20

29. "et ideo oportuit, per viam fidei, fixa = certitudine,=20 ipsam veritatem de rebus divinis hominibus exhiberi, salubriter = ergo=20 divina providit clementia, ut ea etiam quae ratio investigare = potest, fide=20 tenenda praeciperet" (Summa contra Gentiles, I, IV).=20

30. "a fully realized representation of what = purports to=20 be the matter of his poem". Botterill, cit., 159.=20

31. Il che =E8 vero anche del "mistico" = tradizionale.=20 Giovanni Pozzi, parlando dall'interno di una fede istituzionale, = scrive a=20 proposito di Angela da Foligno: "Disperazione di trovarsi = fatalmente=20 peccatrice e sicurezza di non esserlo, coscienza di cadere in = peccato e=20 coscienza di essere preservata dal peccato per virt=F9 divina sono = confrontate in una prospettiva di simultaneit=E0 sconcertante. . . = . La=20 beata trascorre un'oscura stagione in inferno, nell'inferno di se = stessa,=20 e insieme in paradiso, nel paradiso dell'Altro, confermata = insieme in=20 dannazione e in grazia" (corsivo mio) (Alternatim, = Milano:=20 Adelphi, 1996 [417]).=20

32. "forever gloomily harping on its own = representational=20 inadequacy". Botterill, cit., p. 160.=20

33. "Dante e il ritorno agli antichi", in = Rinascite e=20 rivoluzioni. Movimenti culturali dal XIV al XVIII secolo = (Bari:=20 Laterza, 1975).

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